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Ar'Geddon

Prologo - Primo sbarco su Wyndham - Ar' Geddon

Avevano fatto di Wyndham la loro riserva di caccia. La prima volta, erano sbarcati su quel mondo per caso, durante una crociera intergalattica, in ciò spinti dalla necessità di compiere un controllo tecnico al motore a distorsione di campo della nave per alcuni piccoli e non allarmanti segnali di avaria provenienti dal sistema secondario di generazione d'energia. Questi, tuttavia, avevano allertato il Comandante, sempre attento ad ogni minimo segnale indice di qualche mal funzionamento che potesse mettere a repentaglio l'integrità funzionale della sua Nave, inducendolo ad una prudenziale sosta per le opportune verifiche. E qui, per caso, si erano trovati di fronte ad un abitante del pianeta, un contadino che, al vederli, nel loro difforme aspetto e così estranei alla realtà del suo mondo, si era dato, impaurito, alla fuga, spinto, in questo, dall'atavico istinto che istruisce ad evitare ciò che non si conosce e che non si può attaccare. Mai errore fu più grande e ultimo di quello: ogni belva, anche se sazia, insegue e caccia ciò che corre e scappa. E così fu, infatti: come felini eccitati e di sangue assetati, essi a lungo lo inseguirono, rallentando la corsa per illuderlo in salvezza ed accelerando i loro lunghi passi per spaventarlo, ridendo sguaiati e lanciandosi, l'un l'altro, oscene grida d'incitamento, in una lingua a lui aliena e, per questo, ancor più terrificante.

Lo inseguirono, sì, lo inseguirono, attraverso i campi appena arati e i verdi prati fioriti nella primavera di quel mondo, sino alla sua dimora e fino alla stalla dove egli aveva, disperatamente quanto invano, cercato rifugio e difeso la propria vita con un rozzo tridente, del quale essi avevano avuto ragione, con grande facilità, dando prova, così, del loro infinito valore e della grande potenza delle loro armi, frutto di una tecnologia sconosciuta nel pianeta di quel solare in quella remota Galassia. Infine, avevano interrotto il suo ciclo vitale: lo avevano colpito in molti ed in più punti, nessuno per primo e ognuno reclamando a gran voce il merito del primo centro e del primo sangue e, mentre il suo rosso liquido vitale, ancor caldo, impregnava il pavimento della stalla, confondendosi con la terra e con la paglia, essi, di ciò non paghi, fecero empio e crudele scempio degli indifesi animali impastoiati, straziando, con i silenziosi raggi colorati delle loro armi, le carni ignare di bestie inconsapevoli.

Il corpo, congelato in un cubo di plastigel , trovò posto nella sala centrale della nave, quella in cui, quattro volte al giorno, tutti i partecipanti alla crociera si riunivano per consumare i pasti, in questa collocato su un piedistallo di proxmatre a mo' di trofeo nel mezzo del locale affinché tutti potessero agevolmente apprezzarne la qualità. Piacque molto a tutti i membri dell'equipaggio che ne parlarono ripetutamente fra loro, vantando l'impresa, come se essi stessi vi avessero partecipato e come se anche loro fosse stato il merito: il Comandante in persona, al quale era stato fatto omaggio del trofeo, così casualmente e senza sforzo conquistato, lo esibiva ai passeggeri, decantandone la bellezza, stolidamente tronfio e fiero del dono ricevuto.

Al ritorno della nave ed al risapersi della notizia, altri erano andati, alla spicciolata: qualcuno aveva trovato una donna, altri un bambino, altri un vecchio, altri un giovane e tutti, senza alcuna esclusione, erano tornati al mondo natale con i loro trofei, eroici vincitori su inermi avversari.

La voce si era sparsa in fretta, come una macchia di vino rosso di Vega versato su una bianca tovaglia di lino di Canopo: esisteva, là, ai confini della Galassia di Andromeda un mondo, nel quale la caccia al senziente era facile e senza rischi. Era possibile, con modica spesa, acquistare o noleggiare armi e recarsi colà e, così, ornare la propria abitazione con i corpi imbalsamati di senzienti, oggetti decorativi di classe, secondo i correnti canoni estetici...

I Giardini Rossofiore - La nuova scorta

Sua Eccellenza Magnifica, Signore del Curnigum della Galassia di Andromeda, Coordinatore dei Mondi Confederati, Principe unico del Sistema di Capella, detentore del potere Assoluto su una massa incalcolabile di sudditi, si aggirava sulle tre esili gambe traballanti che sorreggevano la massa gelatinosa del suo corpo, attorniato e riverito da un nuovo seguito di Pari, questa volta nel luogo più sicuro e meno emozionante dei Giardini Rossofiore del Palazzo del Curnigum a Globehniquer, su Gorgone. La sicurezza del luogo e la lontananza da Wyndham e le migliaia di mondi armati e fedeli al Curnigum che si frapponevano fra lui e l'evento di recente memoria lo aiutavano ad allontanarsi dal trauma di cui era stato spettatore ed impotente attore al tempo stesso. Ancora nella sua mente i pensieri rivivevano quel momento drammatico in cui la Sua Autorità era stata ignorata e la sua dignità vilmente calpestata. Non poteva dimenticare l'orrore cui era stato testimone, né l'odore acre di carni bruciate dalla fiamma dell'arma straniera. Ancora adesso l'ira repressa fremeva dentro di lui per l'azione non potuta agire. Ancora udiva, in un'eco ossessiva e impietosa, le voci dei suoi dignitari che si riproducevano come un'eco instancabile nel palcoscenico schermo privato della sua mente:

- Come ti permetti, stolido villano, di interrompere la caccia di Sua Eccellenza Magnifica? - era la voce nota di Kra-Hà Neer, il Siluriano suo amico e compagno d'infanzia. La specie dei Siluriani condivideva con i Seimouriani diversi dei mondi dell'Ammasso di Tau Perwer. Si trattava di specie diverse, ma l'atteggiamento gregario di questa specie ne aveva fatto ottimi compagni per i Seimouriani. Gli sembrava ancora di vederlo, lì, a palazzo, ingoffito dal lungo mantello rosso porpora, affezionato al Principe con cui aveva amabilmente diviso il tempo della sua dell'adolescenza. Ed ora, quella figura famigliare, che aveva accompagnato parte della sua vita e del regno, non esisteva più.

- Non sai, dunque, bifolco, con chi hai a che fare? - questa era la voce del Gran Ciambellano di caccia, il nobile Terapside Sjend-Ha 'Jner, parente di Ziader-Ho 'Knar, il Rappresentante dell'Ammasso Stellare di Frinje al Consiglio dei Dodici. Nobili amici, care figure, che avevano pagato duramente il loro ardire contro l'intruso sconosciuto. Ora queste persone non esistevano più: la loro esistenza si era dissolta in un attimo di tempo infinitamente breve. Mentre camminava, altalenando il suo corpo gelatinoso sulle tre gambe che Hotrezir gli aveva donato, burlescamente gracili rispetto alla massa corporea, ripensava all'accaduto e non se ne dava pace. Soffriva per non aver avuto soddisfazione e tremava di furore represso per non aver potuto reagire e, nel profondo a lui stesso ignoto del suo animo, una parte di lui invidiava, sì, invidiava quell'odioso pirata e la sua magnifica forma fisica che gli incuteva rabbia e timore. Per la sua stessa natura, Sua Eccellenza non poteva percepire questo sentimento ed egli lo confondeva ingenuamente con l'odio, mentre era paura ed ammirazione inconscia verso la figura ardita e possente del suo nemico l'emozione ch'egli percepiva. Nella sua mente, abituata al comando ed al potere assoluto, si era, tuttavia, insinuato un sottile filo di pensiero, nascosto e negato, che strideva con tutti gli altri pensieri: anche lui, l'Eccellenza Magnifica, il Signore Assoluto del Curnigum della Galassia di Andromeda, Coordinatore dei Mondi Confederati e Principe Unico del Sistema di Capella, era fallibile come tutti gli altri esseri, come l'ultimo e il più misero dei suoi sudditi e nulla di...