Giugno 2192 - Inizio

    Mi chiamo Alexander, Alexander Goodnight. No, questo non è il mio vero nome, mi pare ovvio. Nessuno potrebbe chiamarsi così: solo uno scemo potrebbe credere a un nome del genere e solo un altro scemo potrebbe averlo veramente.     È un nome che ho inventato poiché non voglio che nessuno possa risalire a me da questa storia, in nessun modo: tengo molto alla mia vita privata. Non che io abbia qualcosa da nascondere, no di certo, ma, semplicemente, non mi va di renderla pubblica: ci sono delle cose che sono e devono rimanere rigorosamente "private", sono cose personali, mi capite, vero? Non c'è nulla di speciale, niente di particolare, nessun segreto, nessun giallo, nessuno scheletro dentro un armadio nascosto in una buia e polverosa cantina. C'è solo banale vita quotidiana che vuole rimanere grigia e non vuole diventare a colori. Fatti privati, in definitiva, come ho detto.

    Conobbi Thersy quando facevo il Riparatore di Roboidi a Springville, nel New Jersey. Entrò nella mia vita come un soffio di primavera in una tiepida mattina di marzo e ne uscì dopo qualche anno come un tornado furioso. Ho detto quando facevo, poiché da tempo, ormai, ho sostituito questo lavoro con un'altra attività, alla quale dedico le mie energie con maggior guadagno, anche se, devo ammetterlo, non con la stessa gratificazione di quando facevo il Riparatore di Roboidi. La soddisfazione che traggo dall'attività attuale non è pari a quella precedente e, anzi, per alcuni aspetti è piuttosto noiosa, ma, in compenso, le responsabilità sono minori e, per certi versi, del tutto inesistenti ed il ritorno economico è (davvero!) più interessante, il che mi aiuta a star bene, contrariamente a quanti dicono che il denaro non fa la felicità...


Officina R.R. - Il lavoro

    Il mio lavoro, come ho detto, consisteva nella riparazione dei Roboidi ed era un bel lavoro, ricco di soddisfazioni, anche se talora poteva essere foriero di frustrazioni. Oggi come oggi, a dirla breve, le persone che appartengono alla categoria dei non possessori di Roboidi sono purtroppo ancora parecchie e chi non possiede un Roboide ha, di certo, un'idea approssimativa e, comunque, molto lontana dalla realtà del tipo di lavoro che io svolgevo, poiché non può essere a conoscenza dei molteplici problemi, di piccolo conto, certamente, nulla di importante, invero, ma fastidiosi e causa delle interruzioni dei piccoli lavori, che si verificano, quasi ogni giorno, con i Roboidi e che coinvolgono inevitabilmente in vario modo i loro proprietari.

    Costoro, d'altro canto, stentano a comprendere in qual modo essi stessi possano essere in larga parte responsabili dei malfunzionamenti per i quali giungono al mio laboratorio od a quello di un altro tecnico Rr abilitato con il loro ETA, cioè con il loro Elettrodomestico Tecnologicamente Avanzato.

    Il termine riparare, in verità, non andrebbe usato poiché induce alla mente il concetto di qualcosa di meccanico, come la sostituzione di un tubo o di una serratura o la sostituzione della motherboard obsoleta di un computer con una di modello più recente; la parola richiama una qualche azione, comunque, che implichi un mero atto meccanico di rimozione e di sostituzione, mentre l'assistenza che viene fornita da noialtri Rr, va ben oltre. Oh, beh, certo, a volte capitava anche di dover fare qualcosa del genere, un braccio snodato che si era lussato contro qualche meccanismo di chiusura più rapido del feedback del Roboide, magari nell'attraversare un nuovo tipo di porta ad apertura con...




Maggio 2192

   I fatti che modificarono completamente la mia vita acaddero, dunque, nel maggio dell'anno 2192. Stavo attraversando un periodo particolarmente travagliato e denso di problemi, ammesso che la vita riservi anche dei momenti sereni, cosa della quale io, ogni giorno, dubito sempre di più.         
   A quell'epoca mi ero appena lasciato con la mia ex moglie, cioè, per la verità mi stavo lasciando, anzi ci stavamo reciprocamente lasciando; infatti impiegammo un bel po' di tempo per staccarci definitivamente uno dall'altra, di sicuro molto di più di quello che impiegammo a metterci insieme. La rottura di un legame è più lenta e difficile che non la costruzione dello stesso, più o meno di quello che accade per le dighe: credo si tratti di una regola
bastarda della natura che interessa soprattutto gli esseri dotati di elaborazione cosiddetta superiore, quelli che, cioè, avendo possibilità superiori di calcolo nel loro elaboratore biologico, lo utilizzano per giungere dopo ad una conclusione alla quale sarebbero arrivati prima e con meno dispendio economico ed energetico, se si fossero rivolti ad una società di consulenza informatica che avesse calcolato il loro rischio di rottura o se, più semplicemente, fossero stati dotati di un numero inferiore di neuroni impegnati nella valutazione di tutti i pro e i contro e di tutte le valenze emotive che costituiscono la parte sommersa di un rapporto di coppia, quella che cioè prescinde dalla sessualità, affondando invece le sue radici nel profondo pozzo della rom dei legami affettivi, della familiarità, dei ricordi del vissuto condiviso insieme e di tutte quelle altre cose emotive che sono immerse in una parte profonda del cervello, come un insetto conservato per milioni di anni in un blocco di ambra gialla...

 ...  Quando mi fu conferita la laurea ed ebbi il titolo di "Rr." mio nonno venne alla cerimonia. Lui avrebbe voluto che io facessi il suo stesso lavoro, cioè il medico, ma io mi ero orientato diversamente ed avevo scelto un'altra strada. Tuttavia, nonostante questa mia scelta avesse un po' deluso le sue aspettative, era evidente, lui rispettò questa mia decisione e mi scrisse questa lettera e me la consegnò subito dopo la cerimonia, alla fine del rinfresco, quando quasi tutti se ne erano andati. Me la consegnò in una busta chiusa, pregandomi di leggerla non subito, ma il giorno dopo, al mattino, appena mi fossi svegliato, ben riposato e lontano ormai dal frastuono di quella giornata che segnava il passaggio dall'epoca di studente a quella di lavoratore. Questo mi fece capire quale profonda conoscenza avesse lui delle persone e del loro animo. La lettera a cominciava così:

Caro nipote, anzi... Egregio Rr. Alexander Goodnight,

e sentirmi definire così, per iscritto in una lettera a me destinata, su un supporto cartaceo obsoleto, ma affascinante, mi riempì di orgoglio. Poi la lettera continuava con...

... ed eccoti arrivato al traguardo da te tanto agognato, sudato, tormentoso traguardo della laurea, che ti qualifica qualcuno, rispettabile, onorato, utile alla società, con un compito arduo, pesante e grave di responsabilità, dove avrai più doveri che diritti, dove l'unica moneta a volte sarà la sola e pura riconoscenza del tuo prossimo ed alle volte nemmeno quella...
... dove avrai come solo giudice di te stesso la sola tua coscienza, dove l'unica guida è il tuo cervello ed il tuo cuore... sei Riparatore!
Forse ora sarai ancora sotto lo "stupore", lo stress psichico di sentirti qualcuno, "Signor Riparatore".
Col tempo che passa capirai che il traguardo che hai raggiunto... è una fata morgana... e rimpiangerai la tua fanciullezza, la tua adolescenza e la tua vita di studente e tante altre sensazioni che ti hanno abbandonato, per trasformarti in "uomo", conscio di te stesso! Avrai tanti rimpianti e tanta nostalgia...
  .... ti auguro pure di "essere sempre in armonia con te stesso. "Comprendi Alexander? Ti abbraccia con affetto, quello che un tempo ti ha aiutato a venire al mondo:

Il Vecchio Nando