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Who How When

Delle Emozioni e Dell'Amore - Lezione 12a

    - ... e, quindi, da quanto abbiamo visto sinora, possiamo concludere come, nella relazione affettivo-amorosa che si stabilisce tra un uomo e una donna, non siano solo importanti le due singole persone in sé e per sé, come di solito ognuno di voi sarebbe portato correttamente a pensare, quanto, piuttosto, quel complesso insieme situazionale ed oggettivo che viene definito dalla suggestiva espressione sinteticamente esprimibile con la locuzione Who-How-When. Queste tre parole, unite tra loro da una relazione antica quanto l'uomo, definiscono in modo preciso i fondamenti della relazione affettivo-amorosa che unisce due persone, senza che le stesse, peraltro, ne abbiano alcun merito, come, del resto, ben poca, se non nessuna, possibilità hanno esse di controllare la direzione in cui sono condotte dai loro stessi sentimenti e dalle loro medesime emozioni, che si muovono indipendentemente da quella che è la volontà dell'individuo.
    È come trovarsi su un antico vascello a vela, con il timone parzialmente guasto, sospinto dell'alito di un vento capriccioso, che lo sposta di qua e di là nella vastità del mare, senza che il nocchiero possa determinarne la destinazione, ma solo osservare ed assaporare l'odore salmastro dell'aria, il colore cangiante del cielo e la limpidezza dell'acqua e senza poter prevedere dove la nave arriverà, potendo solo marginali correzioni alla rotta. 
    Molto è stato scritto e ancor più si è detto sul fenomeno dell'innamoramento e sia poeti che filosofi sono concordi nel dire che l'amore è cieco e rende orbi: questo concorda anche in perfetta assonanza con le neuroscienze che affermano come l'uomo (o la donna) può solo prendere atto di quanto è stato deciso dai sistemi sottocorticali e l'illusione della libera scelta è semplicemente dovuta al fatto che noi percepiamo l'interesse verso un oggetto d'amore quando questo è già stato percepito nell'ambiente esterno, presentato ai nostri sistemi sottocorticali che provvedono all'elaborazione di tutte le sfaccettature dell'oggetto. A questo punto l'oggetto d'amore viene rilevato dai centri corticali che, per così dire, si assumono il merito della sua ''scoperta''. Tutto ciò riguarda la dinamica di percezione dell'oggetto d'amore e spiega la modalità in cui avviene un certo evento, ma non chiarisce i meccanismi di quella che noi chiamiamo ''scelta''. Questo spiega anche altre situazioni, come il caso del dejà-vu, quando dai centri corticali viene rilevato, per esempio, il luogo che stiamo attraversando in quel momento in auto o in treno e che ci sembra, anzi, siamo convinti di aver già visto e, da qui, le nostre fantasie cominciano a correre, soprattutto se in quel momento siamo in una situazione di forte emozione: in realtà si tratta di un falso ricordo, della percezione, cioè di qualcosa che è stato registrato dai centri sottocorticali un microsecondo prima che venisse rilevato dai centri corticali. Così è per il vascello dell'amore: noi siamo convinti di aver scelto la destinazione cui siamo giunti, la spiaggia dorata di sabbia finissima di un'isola in mezzo all'oceano, poiché l'abbiamo scorta da lontano e indirizzato colà il nostro vascello a vela, ma in realtà sono state le onde del mare a sospingerci verso quella meta che a noi appare ambita così come sono le nostre emozioni a sospingerci verso il partner. 

    - È vero professore, una cosa come questa, un dejà-vu, intendo, è accaduto anche a me: qualche anno, si era in piena primavera, fa ero con un ragazza che mi attraeva molto, stavamo visitando insieme ad altri amici l'l'Europa ed eravamo finiti in Nord Italia, in un paesino che si chiamava “Spino d'Adda” - mi ricordo ancora adesso il nome del luogo - e, mentre viaggiavamo sulla strada, alla mia sinistra ho visto con la coda dell'occhio un ponte in legno che attraversava un rivo che correva parallelo alla strada ed ho avuto la nettissima impressione di essere già stato in quel luogo, di conoscerlo bene, tanto mi pareva famigliare, al punto che mi sono dovuto fermare e raccontare alla mia compagna di viaggio questa mia esperienza. 
    - La ringrazio della simpatica interruzione, dottor Frank Kowloon: la Scienza sarà certamente confortata ed arricchita da questa sua esperienza personale a conferma di quanto già noto ed acclarato. Ha, comunque, fatto molto bene a fermare la vettura: lei, probabilmente, ha avuto una piccola scarica epilettica temporale, senza altre conseguenze, dal momento che ora si trova qui con noi. C'è stato un corto circuito nella consecutio temporum della registrazione delle informazioni in entrata ed un'immagine, quella del ponte, è stata percepita dopo che era già stata registrata dai suoi sistemi sottocorticali e, così, quando i suoi vigili sistemi corticali, risvegliatisi dopo un microattimo di interruzione lavorativa, l'hanno rilevata ed archiviata, c'è stata la percezione del dejà-vu, poiché, in effetti, il luogo era già stato visitato... appunto qualche microsecondo prima. Secondo alcuni ricercatori questo curioso episodio potrebbe essere essere una anomalia neurologica dovuta ad un lievissimo attacco epilettico in persone peraltro perfettamente sane.

    - Allora io...
  - Allora lei... niente, dottor Kowloon, stia sereno, non è ammalato, questi eventi, se non si ripetono con frequenza, non hanno alcun significato clinico, comunque, se vuole, si faccia prescrivere dal suo medico un EEG: di certo sarà anche questa un'esperienza utile al suo corredo formativo, però, prima, si colleghi alla biblioteca on-line dell'Istituto di Neuroscienze e tabuli ''dejà-vu ed epilessia'', così avrà a disposizione tutta l'enorme massa di ricerche e studi su soggetti sani ed ammalati di epilessia temporale, argomenti in verità molto interessanti, che meritano la nostra attenzione. Tuttavia, adesso, ritorniamo all'argomento della lezione, dal quale ci siamo invero alquanto allontanati con queste affascinanti digressioni.

    Questi sono, dunque, i fatti che, come si suol dire, cadono sotto i nostri sensi e l'evidenza degli stessi fa parte delle basi su cui si fonda la Scienza e di questo non possiamo non tenerne conto, anche se a prima apparenza stridono alquanto con quello che è il comune sentire: per riassumere possiamo affermare che i fatti in questione, primo, avvengono indipendentemente dalla nostra volontà, secondo, soggiacciono, in questo caso, a quanto definito come regola del Who-How-When, che presto vedremo.
    Ora, prima che il brusio di stupore, che sento già serpeggiare tra alcuni di voi in prima fila, raggiunga un volume di aperta sommossa e mi costringa, pertanto, a far ricorso alla mia autorità per sedarla, vi ricordo che le Emozioni (e l'Amore, come avete appreso nel corso delle lezioni di tutto quest'anno di studi, è appunto un'emozione) non soggiacciono affatto a quanto voi potete pensare ed elaborare con la parte corticale del vostro ultra-sofisticato cervello di homo sapiens in veste studenti evoluti ma, anzi, sono in genere completamente dissociate da questo, in particolare quelle legate all'amore.
    Che ci piaccia o no, che ci crediate o no, che vogliate accettarlo o no, le cose stanno così da oltre seicentomila anni, cioè da quando l'uomo è comparso, almeno ufficialmente, sulla terra distinguendosi dagli altri primati: di questo occorre prenderne coscienza ed atto. 

    - Beh, queste sono nozioni conosciute, professor Porridge: le abbiamo già studiate alle primarie e riprese successivamente nelle secondarie, in maniera certo più approfondita, con maggiori conoscenze di fisiologia, neurofisiologia e psicologia, ma fondamentalmente si tratta delle stesse nozioni. Non c'è nulla di nuovo in questo.
    - È vero, dottor Kowloon, lei ha perfettamente ragione: non c'è nulla di nuovo, sono cose che già conosciamo, che tutti voi già conoscete, ma il tema che sto per trattare è completamente diverso poiché è stato sviluppato solo di recente e, prima di parlare della regola del Who-How-When, che ho appena citato, è bene ricordare come le Emozioni siano una cosa totalmente diversa dal pensiero analitico razionale, anche se sono ad esso collegate in modo stretto e, inoltre, va ribadito come esse possano indirizzarne il cammino, influenzandolo in modo significativo. Questo va sottolineato e ricordato: voi potrete certamente avere la mente ricca di conoscenze complesse, disquisire di biochimica e di meccanica quantistica e valutare come poter un giorno superare l'enorme forza di attrazione gravitazionale dei buchi neri o come spostarvi attraverso il tempo attraversando un wormhole e, ancora, di come aggirare il limite importo della velocità della luce, muovendovi in un Universo le cui leggi in esso lo consentano e rientrando nel nostro alla fine del vostro viaggio, forse prima ancora di quando sarete partiti. Voi potrete progettare di costruire una sfera di Dyson per imbrigliare l'energia di una stella, ma le Emozioni rimarranno per voi, e per lungo tempo ancora, sempre un'incognita. Esse sfuggiranno al vostro controllo e più cercheremo di controllarle, più esse fuggiranno rapidamente davanti ai nostri passi...

 

Ricordi

    - Era primavera appena iniziata, qualche giorno dopo il solstizio di primavera, quando le stagioni erano ancora stagioni definite, il tempo era ancora incerto, alternando con rara maestria sul palcoscenico rovesciato del cielo, giornate trasparenti di sole tiepido e giornate ingrigite da nuvole leggere che bevevano avide i raggi di un sole non ancora abbronzato, sciogliendosi, poi, in una impalpabile pioggerellina incostante, che velava l'aria di malinconia del marzo inoltrato.
    Quel giorno era Pasqua, il giorno che comportava la sorpresa delle uova pasquali di cioccolato, avvolte in luccicanti e fragranti carte colorate, con fiocchi e pennacchi multicolori, che lasciavano immaginare chissà quali sorprese contenute al loro interno e, quanto più grosso era l'uovo, tanto più grande e bella avrebbe dovuto essere, per logica, la sorpresa.
    - Aveva rotto l'uovo, era il suo privilegio di bambino - agli adulti non interessava - ed aveva trovato una paperetta gialla di plastica con il becco rosso e gli occhi di un blu surreale. La plastica era una cosa nuova all'epoca e consentiva di fare cose che con altri materiali sarebbero state molto costose. Aveva giocato un po' con quella paperetta che galleggiava nell'acqua fino a quando, dopo qualche tempo, affondava, poiché due fori, uno sul becco e l'altro sulla pancia consentivano all'acqua di entrare ed all'aria di uscire, appesantendola. Poi bisognava strizzarla per svuotarla dall'acqua, così galleggiava di nuovo. Pareva divertente. Vista con gli occhi del poi, da più grandicello gli era parsa una cosa cretina, forse qualcuno aveva sbagliato lo stampo, forse voleva fare un sottomarino. Aveva anche mangiato i pezzi di cioccolato - buono -, non tutti, anche se ne sarebbe stato capace...

La regola del Chi-Come-Quando

    - Oggi tratteremo in modo più esteso quanto ho accennato brevemente nei nostri precedenti incontri. La regola del Chi-Come-Quando fu elaborata da uno scienziato statunitense di origine italiana nel lontano 1992 e fu chiamata così nella sua prima stesura, per essere poi subito trasformata, per ovvie ragioni di lingua, in Who-How-When e contraddistinta con l'acronimo W.H.W. Da allora questa regola o questa equazione, come meglio sarebbe chiamarla, fu sottoposta a numerose revisioni, correzioni ed arrangiamenti e venne rielaborata in forma più complessa, come avremo modo di vedere più avanti. In seguito anche la sua denominazione sintetica subì una leggera modifica.
    In realtà il suo scopritore, per chiamarlo così, non era affatto americano, anche se viveva negli Stati Uniti, ma un italiano che si era recato colà a perfezionare i suoi studi, il quale, come tanti altri, aveva, poi, deciso che, tutto sommato, nonostante l'elevato indice di criminalità delle grandi città, il paese gli piaceva e gli offriva buone possibilità di lavoro e di carriera che gli erano negate Italia, per cui aveva pensato di fermarsi laggiù: in questa decisione un certo peso aveva indubbiamente avuto il fatto che era più che evidente come la mentalità del mondo scientifico degli States fosse più avanti di quella presente di un'Europa conservatrice e rigida, chiusa nei suoi grigi luoghi comuni e priva di una vera iniziativa, limitata alla conservazione degli obiettivi fino al momento raggiunti e non proiettata verso il futuro. Non so dirvi se, all'epoca, le cose stessero veramente nei termini da lui percepiti o se in questa decisione giocò anche il fatto di aver trovato una compagna che all'alba dei suoi quaranta anni non pensava, forse, più di trovare, ma di fatto si stabilì negli States. Certo come sapete dopo i quarant'anni i giochi son fatti ed il meglio, per così dire , è stato preso, le coppie si sono formate, generalmente dieci o quindici anni prima e quelle che resistono sono, per così dire fuori mercato, mentre quelle che si sfasciano e si ripropongono sul mercato dei partner disponibili, sono il risultato del fallimento del matrimonio o dell'unione per colpa di uno dei due o di entrambi i partner. Pertanto va da sé che, intorno a quell'età, si trova quello che si trova e, quindi, reperire un partner adatto, disponibile e soprattutto emotivamente stabile è una vera rarità; questo, accanto ai vantaggi lavoratovi offerti negli States in campo scientifico, ha un peso importante nelle scelte di vita e può indurre una persona a decidere anche di cambiare Paese. 
    Ho fatto queste precisazioni, per così dire storiche ed anagrafiche, per delineare la figura di questo personaggio nel contesto dell'epoca che era ben diverso da quello attuale, tanto che il suo lavoro costituì un evento pionieristico per qui tempi, un'intuizione che ha consentito di gettare le basi delle modalità relazionali. 
    - Professore, è la prima volta che sento nominare questa regola, eppure nel mio dottorato in Psicologia Generale e Psicopatologia della Coppia, non ne ho letto traccia. 
  - Infatti; questo è il primo anno in cui è stato introdotto di questo argomento nel corso formativo di specializzazione in Emozioni e Gestione delle Emozioni. Questa regola ha dovuto superare il vaglio di molti docenti della nostra Università, dai quali in modo unanime è stato appunto deciso di introdurla nel piano di studi. 


Peter e Rebecca – Riflessioni, 3

- Tu che ne pensi di questa teoria?
- Mah, per dirtela chiaramente, Peter, a me pare una forzatura. Il voler ridurre o, quanto meno, tentare di ridurre tutto entro formule matematiche e rappresentarlo in equazioni, mi sembra una cosa impossibile, direi, anzi, alquanto campata in aria.
- Anch'io, all'inizio, ho avuto questa tua stessa impressione, Rebecca, ma poi mi sono ricreduto e, inoltre, se ci sono tanti che ci lavorano intorno, non saranno mica tutti stupidi, no?
- Non so, non so. Che vuoi che ti dica? A me non quadra, non mi pare logico, però se il professore insiste tanto avrà i suoi motivi e le sue ragioni, tuttavia questa regola non mi va proprio giù!
- Non mi dire, Rebecca, che hai paura che abbia ragione lui!
- Sì, ho proprio paura di questo, invece. Noi siamo abituati, per quanto ci viene dalla nostra esperienza, a considerare l'amore tra due persone una cosa magica, che accade quasi per un miracolo, a seguito di un incontro fortuito tra due persone che scoprono di essere non solo compatibili, ma addirittura indispensabili una all'altra, qualcosa come "non so come ho fatto a vivere finora senza di te" e lui pare voler ridurre tutto ad un'equazione o ad una semplice strutturazione di compatibilità biochimica del DNA.
- E questo che cosa cambierebbe?
- Che cosa cambierebbe? Tutto. L'amore non sarebbe altro che un equilibrio di valenze biochimiche, dove non conta la persona, ma la situazione in cui questa reazione chimica si svolge.
- Il che è, più o meno, quello che succede nella vita...


Durata di una coppia

- Non è, detto che noi due si stia sempre insieme.
- Che cosa vuoi dire? Ti sei forse già stufato di me? E non sai come dirmelo?
- No, assolutamente no, non volevo dire questo. Che cosa ti prende?
- Forse, allora, come tutti i maschi sei schiavo della tua impronta DNA che ti dirige ovunque c'è da impollinare? Ed ora te ne sei reso conto e cerchi di comunicami che la tua natura di Jekyll-Hyde ti porta verso un comportamento che non sei in grado di controllare, come del resto accade quasi a tutti i maschi di questo mondo?
- Ma che cosa stai dicendo? Di che accidenti stai parlando? Che ti salta in mente? Hai fatto colazione con Grappa e frizzantino questa mattina? E non sono affatto uno schiavo della mia natura genetica e, poi, che brutta parola... impollinare, manco fossi un calabrone o un'ape! Che modo di esprimerti hai oggi!
- Mi esprimo a seconda del momento temporale in cui mi trovo e in base alle emozioni che vengono in me suscitate dagli abitatori del mondo esterno come te, per quanto mi dicono o mi comunicano di sgradevole...