Due Parole con Paul Timewood



Paul Timewood ha sempre affermato nella Prefazione di molti suoi romanzi di non voler scrivere di storie d'amore e di volerci "girare alla larga" per evitare la concorrenza agguerrita di quanti altri già fanno questo "mestiere" con successo. In realtà si tratta di una mezza "bugia", detta sapendo, nel suo inconscio, che tale era: i suoi romanzi, a mio avviso, sono tutti romanzi d'amore, anche se, su questo punto, bisogna mettersi d'accordo su che cosa significhi o possa significare questa parola. Molti, anche se non tutti, (ma buona parte delle intelligenze biologiche "evolute" che vivono su questo pianeta) sono convinti di ben conoscere il significato della parola "amore", poiché ne hanno avuto almeno un'esperienza, ma la realtà è un po' diversa: tutto è soggettivo, tutto è relativo e non tutti assegnano a questa parola lo stesso significato che ha nella mente di altri.
Ho posto la questione direttamente all'Autore che mi ha confermato quanto io ho avevo già potuto
leggere tra le righe dei suoi libri e si è dilungato in una risposta molto articolata.

- É vero, lei ha ragione: sotto un certo punto di vista "sono tutti romanzi d'amore", inteso qui come relazione tra due entità biologiche intelligenti e tra loro compatibili, che compare in ogni mio romanzo, ma non ne è mai parte esclusiva. Però, detto questo, cominciamo con lo stabilire che cosa significa questa parola per me, ma stabiliamo che cosa significa adesso, in questo momento, poiché sei anni fa aveva un significato e trenta anni fa ne aveva un altro completamente diverso dall'attuale: eccome, se lo aveva e (credetemi!) era molto diverso dall'odierno.

Quello di oggi assomiglia più all'Agape (di cui dirò fra poco), mentre quello di trenta anni fa era (ovviamente) permeato di Eros ed era come una carica di cavalleria del Settimo Cavalleggeri dei vecchi film western del secolo scorso (quelli in cui John Wayne spadroneggiava a cavallo nella fantasia degli spettatori) e dell'Agape poco si curava, anche se questo era comunque presente. É stato scritto, correttamente (l'ho letto molti anni fa in un testo di Robert Beavers, uno psichiatra esperto in Psicoterapia sistemico-relazionale) che l'Amore ha quattro componenti: il più noto è appunto l'Eros, quello che tutti conoscono o credono di conoscere solo perché provano qualcosa nelle loro viscere basse, come dice Gerde, la madre di Gesche nel mio romanzo L'Incantatore. Poi ci sono la Filia, l'Affetto e l'Agape, che sono un contorno importante e, direi io, assolutamente indispensabile.

La Filia o familiarità è l'abitudine a vedere intorno a me una persona (nel mio caso una donna) che mi domanda ogni mattina se sta bene con quel vestito e se, per caso, quella volta rispondo incautamente che non va bene mi pone subito una ridda di domande del perché e del percome e su che cosa c'è che non va e se sono le calze o le scarpe o la borsa, mentre io avevo fatto solo riferimento al vestito. Non crediate che l'abitudine a vedere qualcosa che ti scodinzola intorno (a parte il mio labrador nero che è stato elevato al rango di persona, ospite permanente di casa) sia una cosa tanto banale: questa cosa che gira su due gambe per casa, in realtà gira anche nella mente, poiché ognuno di noi registra l'ambiente in cui vive e si muove, con annessi e connessi. La familiarità della persona che vive con te fa appunto parte degli annessi e connessi e, se la sua presenza viene a mancare, come accade nel caso di una separazione, manca anche la connessione tra ambiente interno mentale e ambiente esterno di realtà, il che, normalmente, porta ad un discreto sconquasso emotivo.

Poi c'è, come ho detto, l'Affetto, che è qualcosa che io do all'altro, ma lo voglio indietro, voglio essere in questo e per questo ricambiato, voglio sentirmi gratificato, voglio essere apprezzato, voglio che ciò che do sia compreso e voglio, in qualche modo, essere ringraziato per il mio affetto e se questo non avviene il sistema diadico rischia di saltare.

Infine c'è l'Agape, una forma davvero particolare di Amore, per la quale io do qualcosa ad una persona, poiché a questa - per usare un'espressione trita - voglio bene e so che ciò che le do le sarà utile,ma non mi aspetto alcun ritorno gratificante: è l'amore che un Dio (se esistesse) avrebbe verso le sue creature, senza il terrifico tema dell'eterna punizione troppo spesso descritta dai pulpiti delle chiese nei secoli scorsi, è l'amore che hanno i genitori quando accudiscono il figlio nella fase iniziale della sua crescita, quando questi ancora non può manifestare grandi espressioni di riconoscenza, benché le madri siano disposte a vedere tali risposte nei mugugni dei loro bimbi appena nati e, forse, non hanno torto. -

- E, così, adesso ci siamo "impratichiti" sul significato della parola Amore che ha appunto quattro valenze fondamentali che, ovviamente, non saranno certo ripartite in uguale percentuale tra le diverse persone: ci sarà quello che propende più per l'eros o l'altro che, pur non disdegnando l'eros, potrà avere un livello di agape più intenso, quello che ha preminenza per l'affetto, permeato ovviamente da una forte percezione empatica di Filia. Dico bene?

- Sì, ha espresso correttamente il concetto. Inoltre, come ho detto, queste cose variano nel corso del tempo, come variamo noi, appunto: le molecole di cui siamo formati oggi non sono le stesse di venti anni fa e nemmeno quelle dell'altro ieri. Siamo complicati, eh? -

Abbastanza, ma prosegua, per favore.

- Come dicevo, ho sempre sostenuto nelle Prefazioni di molti miei lavori (e anche nei romanzi stessi per voce di qualche personaggio), che l'Amore è una questione biochimica, per la quale uno è attratto da un'altra o una è attratta da un altro o, comunque, qualcuno è attratto da qualcun altro, in tutte le variegate possibilità di attrazione reciproca che esistono e non vi è alcun merito nell'essere fedeli, poiché si tratta di una conformazione ormonale o "feromonica" (ammesso che i feromoni esistano anche nell'uomo) o mentale o "di come volete chiamarla": uno è come è, fedele o infedele, monogamo o poligamo.
In quest'ultimo caso, non può fare niente, se non
disperarsi, qualora non venga (logicamente) accettato in questa sua formulazione, poiché l'Amore vuole il privilegio.
Io ho sempre saputo di essere monogamo: una sola donna, non nel senso di una alla volta (come spesso i maschietti ancor giovani proclamamo scherzosamente in birreria per vantare la loro "possanza"), ma di "una per sempre", come è nel caso dei piccioni o anche nel caso dei lupi, i quali , come è noto, sono animali che si legano per la vita al partner.
Questa caratteristica, se anche la compagna è
strutturata in questo modo offre garanzie di stabilità alla coppia umana, specie soprattutto nell'economia, per la condivisione delle spese di luce, acqua e riscaldamento. Ma, se non è così conformata e la compagna è più "leggera", o il maschietto è più "arzillo", si verificano importanti destabilizzazioni emotive ed economiche che approdano, poi, nello studio di qualche legale che dovrà gestire la triste separazione di due persone che si lasciano per lo stesso motivo per cui si erano messe insieme, cioè per il bisogno di amore. -

Alla "fine della Fiera", quindi, parafrasando quanto scritto nel suo romanzo "Spray Fissamore", i suoi lavori trattano d'amore, anche quelli in cui questo sentimento viene a essere rappresentato solo (anzi, direi quasi sempre) marginalmente, il che fa assumere alla storia una connotazione di maggior concretezza e di aderenza alla quotidianità, pur nell'irrealtà del contesto e nelle condizioni geografiche surreali e, talora, francamente fantascientifiche dello sfondo teatrale in cui fa muovere i suoi personaggi.

- Già. Le pare un po' complicato? Sta pensando che sono un tipo strano? A volte lo penso anch'io. Provi lei, provate voi lettori a ricordare quando la vostra prima fiamma vi ha piantato per mettersi insieme a quella specie di montone da corsa, tutto palestra e niente cervello, che fa una rima che, per decenza, taccio. Come vi siete sentiti? Male? Peggio, direi, peggio che male, direi di più ancora. Allora bisogna prendere atto, oltre delle quattro componenti dell'amore, anche di come funziona il sistema: l'amore è una secrezione biochimica del cervello, come lo è il pensiero, come lo sono i ricordi, le aspettative future, è praticamente tutte queste cose insieme più altre ancora.

Ma, anche lei nei suoi romanzi descrive situazioni dense di poesia e di romanticismo. Non le pare una contraddizione con quanto ha appena affermato?

- Certo, ha perfettamente ragione, ma, vede, il fatto che io sappia che cosa sono l'influenza, il raffreddore o la varicella, non mi impedisce di ammalarmi di queste malattie. Però le sfaccettature dell'amore che ho fatto marginalmente comparire nei miei romanzi sono quelle minori, quelle dove l'Eros non viene mai raffigurato: l'Eros è una faccenda privata, mi capisca, riservata alle due persone che si amano.

Per saperne di più su quanto io penso sull'amore e per meglio comprenderlo bisogna chiederlo

- a Larsen, lo sfortunato protagonista di Impronta Neuronica, che per amore si sottopone ad una lunga indagine presso un Istituto di Ricerca per risolvere la causa del suo malessere.

- a K'arist, principale protagonista di Coltura, uomo ridondante di agape, conquistato dagli immaginari feromoni di aggancio di una donna che voleva proprio uno come lui, "venuto da un altro mondo".

- ad Ar'Geddon, l'intrepido guerriero protagonista del romanzo omonimo, che rischia baldanzosamente la sua vita nell'impari lotta contro l'ostile sistema del Cunnigum e salva da morte certa una giovane donna umanoide delle cui fattezze si invaghisce al primo incontro.

- al professor Thorpe, protagonista di Anima, in visita alla città di Roma, per essere ricevuto in Vaticano dal Papa, quando incontra (o, meglio, è incontrato da) Rosa Sertheghi, affascinante donna italiana.

- ad Asha, l'Intelligenza Artificiale Androide, del romanzo Androide J-234 Ahsa, che, innamorata di un'Intelligenza Biologica con la quale lavora e dalla quale è ricambiata, si affaccia al mondo delle emozioni umane dalla cui intensità viene avvolta, permeata, sopraffatta, fino a perdere i sensi, ma non per questo desiste.

- a Chime, protagonista di un romanzo in cui la differenza sostanziale, non solo del linguaggio, ma anche della comunicazione che varia rapidamente nel corso del tempo, non riesce a impedire l'aggancio biochimico tra due esseri culturalmente alieni fra loro, che sfocerà in una bella storia, senza che questa venga peraltro descritta, lasciando all'immaginazione del lettore il suo possibile dispiego in un sentimento maturo.

- a Rebecca Sanders nelle pagine di Effetti Collaterali in cui compare questa giovane psicologa, che dopo avere attraversato già due volte la tempesta della separazione, dopo aver finalmente trovato ciò che ha con costanza cercato, viene a perderlo all'improvviso, senza però perderlo fisicamente e inizia così una rievocazione del suo vissuto, dove l'Agape di questa donna domina incontrastato su tutte le altre sfumature dell'amore.

- a Nhear-Hys in Naufragio, romanzo d'azione e riflessione, dove l'Agape ha anche qui la sua espressione nell'accudimento che l'Intelligenza Artificiale, la rete neurale che governa la nave, ha verso il suo passeggero Nhear-Hys, per poi finire essa stessa in un vortice di Affetto e Filia verso la copia, clone neuro informatico di se stessa, che aveva creato per essere da questa temporaneamente coadiuvata nel lavoro.

- al protagonista di Le mie (4+3) donne, che sfortunato nelle sue relazioni con le donne, si ritrova, alla fine della storia, solo, disperatamente solo, "senza nessuno che lo rimbrotti perché sta tardando per la cena ", come faceva la madre quando era ragazzo. Qui la Filia è parte molto presente nel romanzo.

- ai multipli co-protagonisti de L'Incantatore, romanzo in cui l'Amore si manifesta nella sua forma romantica che avvolge e coinvolge in modo surreale i sogni di due ragazzi, appena più che adolescenti, che si ritrovano già in un sogno comune dove non è chiaro - volutamente - il confine tra il sogno e la realtà e dove altri personaggi si muovono uno verso l'altro, un cavaliere e una donna di tempi remoti. Qui l'Eros c'è sicuramente, ma non viene descritto e l'emozione onnipresente è quella delle tre altri sue componenti, specie Filia ed Affetto.

- a Maddalena protagonista marginale di Corsa alla Presidenza, una Escort di alto livello che si redime per l'amore platonico che prova verso un uomo già irrimediabilmente sposato, indirizzando i suoi sentimenti in una forma sublimata di amore, che non è altro che l'attrazione incantata verso un uomo da parte di una donna che sa stare al suo posto e sa controllare le sue emozioni.

- a Kaat Vezuy, in Pronto al Balzo, che corteggia il protagonista, suo compagno d'armi in una serie di avventure nelle quali lui si è trovato, suo malgrado, invischiato per una serie di assurde circostanze; tuttavia è irrimediabilmente monogamo e fedele alla moglie e questa sua caratteristica lo rende ancor più desiderabile agli occhi di questa donna che, ben comprendendo questa sua posizione, ne è attratta ugualmente tanto da chiedergli se non abbia un fratello, un clone, o qualcosa del genere, libero da impegni.

- ai due co-protagonisti di Spray Fissamore dove i due, che cercano quasi disperatamente di amarsi e di tenere vivo il loro amore, sono disposti a fare e tentare qualunque cosa per far perdurare nel tempo il loro affetto reciproco.

- ad Annie nel romanzo Thersy (Roboid have not soul) dove viene appassionatamente descritto l'amore ormai perso di un uomo e di una donna che si sono presi e lasciati e, poi, di nuovo presi e di nuovo lasciati, come due giovani adolescenti innamorati che litigano e si separano, per poi disperatamente rincorrersi, tornando, ognuno per conto proprio, nei luoghi in cui erano stati insieme in un passato felice.

- alla protagonista di How When dove una giovane donna difende con passione quella che intende sia e debba essere la durevolezza di un legame d'amore, significando con questa, la sua capacità d'amare e di restare fedele all'oggetto d'amore.

E, per concludere, ci sono molte altre sfumature dell'amore che si possono incontrare in Fisco, La Singolarità, Recupero, Aponia, Scimmie, Porta Temporale. Tuttavia direi di fermarci qui: un'ulteriore estensione esplicativa rischierebbe di annoiare il potenziale acquirente dei miei libri: il recupero delle spese affrontate per pubblicare un libro resta sempre una cosa molto difficile.

Nessuno di questi è, dunque, un romanzo d'amore, ma i suoi libri sono comunque tutti romanzi d'amore, ovvero storie di vita in cui l'Amore fa la sua comparsa marginale come corollario delle attività della vita quotidiana. Ma, in definitiva - questa è l'ultima domanda - per lei che ne scrive, di che si tratta?

- "Prazy gazewu! É Biochimica, è tutta e solamente fottuta biochimica", come esclamerebbe con questa colorita espressione Nhear-Hys, protagonista di Naufragio. É un insieme di reazioni chimiche che portano alla formazione di catene proteiche, che si alternano nel sistema "mente-cervello" e che ci fanno funzionare in un certo modo o in un altro, spostandoci in una direzione emotiva o decisionale o in un'altra, creando la splendida illusione di poter essere noi stessi i padroni del nostro destino, mentre invece noi possiamo solo vederne scorrere la pellicola come in un film, prenderne atto, assaporarne il contenuto, ricordarlo e riviverlo nei nostri ricordi (che sono sempre molteplici catene polipeptidiche allocate nei neuroni del nostro cervello e richiamate in servizio al nostro "volere") e cercare di gustarne le emozioni, come nella lettura di un buon libro...

by Francisca Luceert, passionate reader and fantastic literary critic